aBITuiamoci ai cambiamenti

Stavolta si. Stavolta è stata quella buona. E pensare che non volevo andare, non volevo perdere tempo, non volevo nuovamente scrivere di un decadimento. Ebbene, questa 40esima edizione di BIT (la Borsa Internazionale del Turismo a Milano) si è svelata come una ri-scoperta, un pienone di gente che mi ricorda (col dovuto rispetto) gli sfarzi di venti anni fa, quando tutti eravamo lì, in attesa dell’evento dell’anno che potesse dare LA svolta al turismo.

Giorno uno, arrivo in fiera disilluso, con la certezza di trovare il deserto – o quasi- e invece fuori dall’uscita della metro (perché qui i mezzi di trasporto funzionano e anche bene) c’è gente in coda, tanta, in fila per entrare. Tanti i curiosi, tante le scuole, ma anche tanti addetti ai lavori che hanno la voglia di turismo, di fare, di lavorare, di esserci.

Due grandi padiglioni: uno dedicato al nostro Bel Paese, l’altro aperto al mondo. Sfarzosi gli stand della Sicilia, Sardegna, Puglia (notoriamente le regioni che investono di più) ma anche qualche new entry non sfigura (mi lascia allibito in modo negativo quello che promuove Roma…) Al “piano di sopra” il resto del globo, con grande partecipazione degli enti del turismo, tante le agenzie di viaggi incuriosite e bramose di informazioni, i tour operators, ma anche qualche compagnia aerea a far bella mostra. Interessante l’idea dell’area MICE.

Tanti workshops durante le tre giornate, si punta forte sulla informazione (e -da formatore quale sono- non posso che apprezzare). Purtroppo il periodo storico non è dei migliori, basti pensare al famigerato “corona virus” che ha costretto diversi players a rinunciare a partecipare alla fiera.

Giorno 2 dedicato al business vero, quello tra i professionisti del settore: stand pieni, tanti visi noti, ma anche nuove leve che si accingono a diventare i nuovi protagonisti del mondo del turismo. Dalla mattina alla sera ho assistito a scambi di sorrisi, qualche lamentela (che ci sta sempre) ma anche a tanta speranza in questo 2020 che, seppur bisestile ed iniziato non nel migliore dei modi, promette di essere l’anno del rilancio, quantomeno per il turismo italiano.

Giorno 3: la quiete dopo la tempesta. Ovviamente i giochi sono fatti, chi più chi meno ha avuto i suoi contatti e le proprie chance di lavoro, si torna a casa (o meglio in ufficio) convinti che ce la si possa fare, che non basti un’influenza a bloccare la macchina del sistema turismo.

Stavolta sì, stavolta bisogna fare un applauso agli organizzatori che hanno saputo recepire le esigenze di un mercato in velocissimo cambiamento. La formula domenica-martedì ha funzionato, l’auspicio che possa essere l’anno della ripresa di una delle più gloriose e importanti fiere italiane. Perché il mondo ci guarda. Perché il mondo ci aspetta. Perché il mondo si accorga di un’Italia, che ha disperato bisogno di rilanciarsi.

aBITuiamoci ai cambiamenti, rapidi.

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